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La mossa di Zhao Lusi nel mondo delle serie brevi: da star a produttrice

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La mossa di Zhao Lusi nel mondo delle serie brevi: da star a produttrice

L’attrice cinese Zhao Lusi è stata per anni una delle giovani star più seguite del paese, ma la sua ultima mossa la porta dietro la macchina da presa. A luglio, il suo studio ha lanciato un bando aperto per sceneggiature, e tre mesi dopo il risultato — una serie breve intitolata SONDER: I Am Not an NPC — è arrivato online, con Zhao accreditata sia come investitrice che come produttrice. Secondo un rapporto dell’outlet di analisi mediatica New Bang, la serie ha già attirato decine di milioni di visualizzazioni, un debutto sorprendente per una celebrità che passa alla produzione.

Le serie brevi sono un formato di intrattenimento tipicamente cinese: storie serializzate raccontate in episodi di appena uno o due minuti, progettate per gli schermi dei telefoni e spesso consumate in una sola seduta. Il formato è esploso durante gli anni della pandemia e da allora è diventato un business serio, con le piattaforme che pagano soldi veri per trame ricche di colpi di scena che tengono gli spettatori a scorrere. Per un’attrice mainstream come Zhao, entrare in questo mondo è una scommessa che il futuro della narrazione sullo schermo è verticale, veloce ed economico da produrre.

Zhao non è la prima celebrità a provarci. Attori e influencer hanno sempre più prestato i loro volti e le loro fan base ai micro-drammi, che possono essere prodotti in settimane anziché in mesi. Ma pochi hanno preso la sedia dell’investitore con la stessa apertura di Zhao, il cui studio ha sollecitato sceneggiature dal pubblico — una mossa che ha generato titoli e dato al progetto un pubblico incorporato prima ancora che fosse girato un singolo fotogramma.

La logica commerciale è facile da vedere. Il marchio personale di Zhao si estende ben oltre la recitazione: si dice che il suo negozio online generi più di 50 milioni di yuan di vendite mensili, e le sue sponsorizzazioni di moda e bellezza l’hanno resa uno dei volti giovani più redditizi dell’intrattenimento cinese. Una serie breve di successo può alimentare quella macchina, portando traffico al suo negozio e dimostrando che il suo nome vende prodotti con la stessa affidabilità con cui vende biglietti.

Eppure il formato è affollato e volubile. I micro-drammi vivono e muoiono sugli agganci, e il pubblico è pronto ad abbandonare una storia che non lo cattura nei primi trenta secondi. L’accoglienza critica per i progetti sostenuti dalle celebrità è stata mista, e la linea tra un progetto di vanità e un vero successo è sottile. I conteggi delle visualizzazioni riportati sono impressionanti, ma trasformare le visualizzazioni in entrate durature — abbonamenti, pubblicità, merchandising — è un enigma più difficile.

La scommessa di Zhao riflette anche un cambiamento più ampio nel modo in cui le star cinesi gestiscono le loro carriere. Con la televisione tradizionale che affronta budget più ristretti e i giovani spettatori che si spostano verso le app di video brevi, le celebrità stanno costruendo attività parallele: e-commerce, produzione, incubazione di marchi. La disponibilità dell’attrice a mettere i propri soldi dietro un formato ancora visto da alcuni come di bassa lega è un segnale che lo stigma sta svanendo.

Per i lettori globali, la storia è una finestra su un mercato mediatico che spesso si muove più velocemente delle sue controparti altrove. L’industria cinese delle serie brevi è cresciuta da novità a vero concorrente per l’attenzione, e le sue star stanno imparando a produrre oltre che a recitare. Se Zhao Lusi diventerà un modello per quella transizione — o un racconto ammonitore sulla fama che supera l’artigianato — dipenderà da ciò che accadrà dopo il primo flusso di visualizzazioni.

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