Il cantante cinese Wu En muore a 41 anni dopo sette anni di lotta contro il cancro

Il mondo della musica cinese è di nuovo in lutto. Wu En, cantante di 41 anni noto per il guofeng — uno stile che fonde immagini classiche cinesi e strumenti tradizionali con il pop moderno — è morto nelle prime ore di una mattina di fine ottobre dopo quasi sette anni di cure contro il cancro. La notizia è stata confermata il 31 ottobre dal partner, che ha pubblicato un breve messaggio dall’account social di Wu En, limitandosi a dire che era scomparso durante la notte.
Wu En si era costruito un seguito nella scena guofeng, di nicchia ma in crescita, dove gli artisti spesso indossano abiti di ispirazione storica e accompagnano testi su poeti antichi, paesaggi e amori perduti con arrangiamenti contemporanei. Non era un idolo pop mainstream, ma il suo pubblico era devoto, e la sua lunga malattia era stata seguita da vicino dai fan, che gli inviavano messaggi di sostegno attraverso il suo account.
Ciò che ha commosso molti lettori è stato il suo ultimo post. Secondo i resoconti che circolano online, Wu En non si è lamentato del suo destino né si è soffermato sulla propria sofferenza. Si è invece preoccupato per chi gli voleva bene, chiedendo di non essere troppo tristi. Il messaggio è stato ampiamente condiviso, con i fan che lo hanno descritto come un ultimo gesto di premura da parte di un artista che per anni aveva trasformato il dolore in musica.
La sua morte arriva appena un mese dopo l’addio del mondo della musica a Liu Huan, uno dei cantanti maschili più noti della Cina, la cui scomparsa a fine settembre ha suscitato un’ondata di cordoglio in televisione e sui social media. Due perdite così ravvicinate hanno spinto fan e commentatori a riflettere su quanto la vita sia imprevedibile e sul prezzo che le malattie lunghe fanno pagare agli artisti che continuano a lavorare.
La tempistica ha anche richiamato l’attenzione sulla più ampia comunità guofeng, una scena cresciuta dai forum online fino alle sale da concerto e ai palchi televisivi nell’ultimo decennio. I suoi interpreti spesso operano al di fuori delle grandi etichette, affidandosi a rapporti diretti con i fan attraverso le piattaforme social — gli stessi canali che hanno veicolato le ultime parole di Wu En.
Gli omaggi online hanno unito il dolore all’apprezzamento per il suo repertorio, mentre gli ascoltatori riscoprivano brani che univano poesia in stile antico a strumentazioni elettroniche e folk. Colleghi musicisti e fan lo hanno descritto come gentile e tenace, e diversi hanno notato che aveva continuato a scrivere e registrare durante le cure, pur parlandone raramente in pubblico.
Per i lettori internazionali, la storia di Wu En è una finestra su un angolo del pop cinese che raramente varca i confini: un genere costruito su riferimenti classici ma diffuso attraverso i social media moderni, dove un cantante con un profilo mainstream modesto può comunque conquistare una profonda lealtà. Il suo messaggio d’addio, privo di drammaticità, è diventato la cosa più letta che abbia mai scritto.
Ciò che accadrà alla scena guofeng è una questione aperta. I nomi più grandi del genere si sono spostati verso le colonne sonore televisive e cinematografiche, mentre gli artisti più piccoli dipendono dagli stessi rapporti intimi con i fan che hanno sostenuto Wu En. Resta da vedere se la sua morte porterà a un maggiore sostegno per i musicisti che affrontano malattie lunghe — o semplicemente a un’ondata di playlist commemorative.