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La febbre del dramma cinese punta sul lusso, e il conto arriva

Per la redazione di HotNews3 min di lettura
La febbre del dramma cinese punta sul lusso, e il conto arriva

Una causa legale per una disputa sui diritti d’immagine ha riportato Xinpai Media sulle prime pagine, e il tempismo è imbarazzante. L’azienda è balzata alla fama con The Untamed, il dramma in costume del 2019 che ha trasformato i suoi protagonisti in nomi di casa. Ora è in tribunale con uno di quegli stessi protagonisti, una svolta che appare meno una scaramuccia contrattuale e più un sintomo. Quando il talento su cui hai costruito la tua reputazione diventa il tuo avversario, il modello che ti ha fatto grande è probabilmente già rotto.

La storia di Xinpai è un caso estremo, ma il modello che indica è industriale: un business dell’intrattenimento che tratta ogni progetto come una scommessa su un singolo successo travolgente. Per anni quella logica ha funzionato. Un dramma che prendeva fuoco poteva far salire gli abbonati di una piattaforma, rendere famoso uno studio da un giorno all’altro e trasformare attori sconosciuti in marchi. Il guaio è che la stessa logica rende il fallimento catastrofico, perché una serie di spettacoli ordinari e dignitosi non guadagna nulla di paragonabile ai rendimenti sproporzionati che un blockbuster una volta prometteva.

Questa dipendenza ora si sta logorando su entrambi i fronti. Dal lato del pubblico, gli spettatori hanno più posti dove passare le serate che mai, e un kolossal in costume non cattura più automaticamente l’attenzione. Dal lato del capitale, il denaro che un tempo inseguiva il prossimo successo è diventato diffidente. Diversi progetti di primo livello, di quelli presentati come eventi di punta con le star più grandi e i budget più alti, hanno deluso le aspettative nell’ultimo anno, e chi firma gli assegni se n’è accorto.

Il segno più visibile è l’ascesa di quello che l’industria chiama bare broadcasting: drammi di lungo formato che vanno in onda senza alcuno sponsor. Per una produzione che può costare decine di milioni di yuan, uno spazio pubblicitario vuoto non è un piccolo inconveniente. Significa che lo spettacolo deve mantenersi quasi interamente con gli abbonamenti della piattaforma e con il clamore che riesce a generare, senza rete di sicurezza dal denaro dei brand. Quando questo diventa comune anziché eccezionale, l’aritmetica del fare televisione cambia.

La domanda che incombe sul settore è se il dramma cinese di lungo formato possa allontanarsi dalla scommessa tutto-o-niente. Una risposta che si sta facendo strada è una svolta verso produzioni più snelle ed economiche che puntano a un pubblico stabile anziché a un fenomeno nazionale, più vicino a come funziona la televisione di medio budget altrove. Ciò significherebbe cast più piccoli, stagioni più brevi e meno spese per lo spettacolo che ha definito il genere, una proposta difficile per piattaforme costruite sulla promessa del prossimo enorme successo.

Per gli spettatori globali, il cambiamento conta perché il dramma cinese è diventato un vero export, con epopee in costume e romanzi moderni che trovano pubblico in tutto il Sud-est asiatico e oltre. Un’industria che può permettersi solo blockbuster farà meno serie e correrà meno rischi, il che tende a restringere la gamma di storie che arrivano sugli schermi. Un’industria che impara a produrre spettacoli modesti in modo redditizio potrebbe fare l’opposto, e produrre più di quei drammi strani e specifici che viaggiano meglio.

Ciò che accadrà a Xinpai stessa è una nota a piè di pagina. La prova più grande è se gli studi e le piattaforme possono costruire un business che sopravviva a un anno tranquillo. Il prossimo segnale sarà se la prossima serie di grandi progetti arriverà con sponsor al seguito o arriverà nuda, e se il denaro che un tempo inseguiva il prossimo successo travolgente inizierà a finanziare gli spettacoli ordinari che tengono in vita un’industria tra l’uno e l’altro.

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