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L'Accademia Cinese delle Scienze punta in grande sull'editoria scientifica affollata

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L'Accademia Cinese delle Scienze punta in grande sull'editoria scientifica affollata

Il 30 settembre, l’Accademia Cinese delle Scienze ha annunciato il lancio ufficiale di una nuova casa editrice a Pechino, il Beijing Zhongke Journal Publishing Media Group. La mossa segna uno dei più significativi tentativi della Cina di rimodellare il modo in cui la sua ricerca scientifica raggiunge il mondo — non cambiando ciò che gli scienziati studiano, ma cambiando chi lo pubblica.

Per decenni, i ricercatori cinesi hanno prodotto una quota enorme di articoli scientifici mondiali, cedendo spesso i diritti e i profitti a una manciata di giganti editoriali occidentali. Il nuovo gruppo è progettato per porre fine a questo accordo. Secondo l’accademia, l’obiettivo è passare da quella che i funzionari chiamano “editoria sparsa” — centinaia di riviste individuali che lottano ciascuna per attirare l’attenzione da sola — verso “operazioni intensive”, in cui risorse, standard editoriali e marketing sono messi in comune.

Ding Chibiao, vicepresidente dell’Accademia Cinese delle Scienze, ha descritto il lancio come una pietra miliare nello sforzo dell’accademia di costruire riviste di livello mondiale. L’accademia supervisiona una vasta rete di istituti e già pubblica un gran numero di testate, ma finora queste hanno operato in gran parte come unità indipendenti con una visibilità internazionale limitata.

La logica è semplice. Una singola rivista di un istituto cinese può avere difficoltà ad attrarre contributi di alto livello o a costruirsi una reputazione globale. Ma un portafoglio coordinato può condividere l’infrastruttura di peer review, negoziare collettivamente con i servizi di indicizzazione e commercializzarsi come un marchio unificato. In effetti, l’accademia sta cercando di costruire qualcosa di più simile ai grandi editori commerciali da cui attualmente dipende.

Il tempismo è notevole. La Cina è da anni il più grande produttore mondiale di articoli di ricerca scientifica per volume, eppure le sue riviste occupano una piccola fetta delle classifiche più citate. Gli scienziati spesso preferiscono pubblicare su testate internazionali consolidate perché queste hanno più peso nelle decisioni di assunzione, promozione e finanziamento. Cambiare questo incentivo è una sfida tanto culturale quanto logistica.

Il nuovo gruppo dovrà affrontare la stessa domanda che ogni nuovo editore deve affrontare: come guadagnarsi la fiducia. La reputazione nell’editoria accademica si costruisce lentamente, attraverso una rigorosa peer review e citazioni nel corso degli anni, non con un evento di lancio. Il consolidamento può fornire risorse, ma non può fabbricare credibilità.

Tuttavia, la direzione è chiara. Diversi paesi hanno tentato di costruire campioni editoriali nazionali, con risultati alterni. Lo sforzo cinese è più ampio su scala e sostenuto da un’istituzione con tasche profonde e una vasta base di ricerca. Se avrà successo, potrebbe gradualmente cambiare dove gli scienziati di tutto il mondo inviano i loro migliori lavori — e chi ne trae profitto.

Per ora, l’annuncio è di natura strutturale. Il vero test arriverà nei prossimi anni, quando il nuovo gruppo deciderà quali riviste privilegiare, come gestire le tariffe di accesso aperto e se riuscirà a persuadere i ricercatori cinesi che una testata nazionale vale lo stesso credito di carriera di una straniera familiare.

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