La foto che rivelò la forma del DNA, e la lotta per il merito che ne seguì

James Watson scrisse nelle sue memorie, La doppia elica, che nel momento in cui vide l’immagine gli cadde la mascella e il polso cominciò a correre. L’immagine era un modello di diffrazione a raggi X del DNA, una dispersione di macchie e strisce scure disposte in una netta forma a X. Quella X gli diceva che la molecola poteva essere un’elica. La fotografia, da allora nota come Fotografia 51, divenne una delle immagini più famose nella storia della scienza.
La foto non fu scattata da Watson. La realizzò Rosalind Franklin, cristallografa al King’s College di Londra nei primi anni Cinquanta, insieme al suo studente Raymond Gosling. Franklin era meticolosa. Controllava l’umidità, allineava con precisione le fibre e esponeva le pellicole per lunghe ore per strappare un modello nitido a un materiale difficile. La chiarezza della Fotografia 51 fu il frutto di quella pazienza, non della fortuna.
La versione standard è questa: Franklin produsse l’immagine ma non ne capì il significato, mentre Watson e Francis Crick videro subito l’elica e costruirono il modello che valse loro un Premio Nobel nel 1962. Le memorie di Watson contribuirono a cementare quell’immagine, descrivendo Franklin in termini poco lusinghieri che molti lettori giudicarono poi ingiusti. Morì di cancro nel 1958, quattro anni prima del premio, e quindi non fu mai candidata.
La documentazione storica è più complessa, e una recente rivalutazione ha attaccato duramente la vecchia storia. Gli appunti di laboratorio di Franklin mostrano che ragionava sulle strutture elicoidali e soppesava con cura le prove. Era cauta, non cieca. Uno scienziato che afferma una conclusione prima che i dati la sostengano non è brillante; è imprudente, e la cautela di Franklin era l’abitudine di una sperimentatrice rigorosa.
La fotografia arrivò a Watson tramite Maurice Wilkins, collega di Franklin al King’s College, senza che lei lo sapesse o acconsentisse. Quel dettaglio è diventato centrale nel modo in cui oggi si insegna l’episodio. È meno la storia di una donna che non seppe vedere che di una donna i cui dati viaggiarono più lontano di quanto intendesse, in una corsa di cui non faceva pienamente parte.
Settant’anni dopo, la Fotografia 51 è diventata un oggetto di insegnamento a sé. Compare in libri di testo, mostre museali e opere teatrali, di solito come lezione sul merito e sulla collaborazione. L’immagine in sé è semplice: qualche arco sfocato, una croce di oscurità, una debole macchia al centro. Tutto ciò che seguì, il modello, il premio, la discussione, dipende da ciò che le persone decisero che quei segni significavano.
Ciò che la revisione cambia davvero non è la scienza. La doppia elica resta. Cambia chi viene ricordato per averla vista. I quaderni di Franklin, i suoi metodi accurati e la sua insistenza sulle prove sono ora letti come il lavoro di una scienziata che comprendeva a fondo il problema, e la cui fotografia era persuasiva proprio perché lei l’aveva resa tale.