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I prezzi alla produzione cinesi balzano e le piccole imprese subiscono la stretta

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I prezzi alla produzione cinesi balzano e le piccole imprese subiscono la stretta

A settembre i prezzi alla produzione cinesi sono saliti al ritmo più rapido degli ultimi quattro anni, un dato che suona come una buona notizia per l’industria ma che sta silenziosamente mettendo sotto pressione i produttori più piccoli del paese. L’indice dei prezzi alla produzione, che misura quanto le fabbriche ricevono per i loro beni prima che arrivino nei negozi, ha ormai superato l’inflazione al consumo con un margine in aumento, e gli economisti avvertono che questo divario sta diventando un problema anziché un segno di forza.

L’indice dei prezzi alla produzione, o PPI, misura i prezzi che le fabbriche ricevono quando vendono a grossisti e altre imprese. Quando sale più rapidamente dell’indice dei prezzi al consumo, che misura quanto pagano le famiglie, la differenza è spesso descritta come un divario a forbice: le due linee su un grafico si allontanano come le lame. Per le aziende che si trovano nel mezzo di quel divario, l’aritmetica è implacabile. Acquistano materie prime a prezzi più alti ma non possono trasferire quei costi ai clienti, che sono ancora cauti nelle spese.

Questa stretta ricade più duramente sui produttori piccoli e medi. Molte di queste imprese operano già con margini sottili, con un potere contrattuale limitato sia verso i fornitori che verso gli acquirenti. Gli analisti citati dai media economici cinesi hanno osservato che una larga parte delle imprese manifatturiere tradizionali sta già lottando con un portafoglio ordini debole. Se i costi degli input continuano a salire mentre la domanda resta debole, le loro difficoltà si approfondiscono anziché attenuarsi.

Gli economisti che studiano il divario affermano che il rischio è un rallentamento proprio in quella parte dell’economia che impiega il maggior numero di persone. Le grandi società quotate possono coprirsi contro le oscillazioni delle materie prime, negoziare contratti a lungo termine o semplicemente assorbire un colpo temporaneo. Una piccola officina con trenta dipendenti non può. Quando i suoi costi aumentano e i suoi clienti si rifiutano di pagare di più, ha poche opzioni oltre a ridurre le ore, ritardare gli investimenti o chiudere.

I dati di settembre, pubblicati dall’Ufficio nazionale di statistica, hanno attirato l’attenzione perché segnano la lettura del PPI più forte degli ultimi quattro anni. I commentatori hanno inquadrato il dato come un promemoria che l’inflazione in Cina non si comporta come quella negli Stati Uniti o in Europa, dove la preoccupazione è stata il surriscaldamento dei prezzi al consumo. In Cina, la pressione è concentrata a monte, nell’energia, nei metalli e in altri input industriali, mentre i prezzi a valle restano contenuti.

Questo schema ha conseguenze su come viene dibattuta la politica. Alcuni sostengono che l’aumento dei prezzi alla produzione segnali una ripresa della domanda industriale e una catena di approvvigionamento più sana. Altri ribattono che quando i guadagni non raggiungono mai i consumatori ordinari, la ripresa è disomogenea e fragile. Gli economisti che hanno parlato ai media cinesi propendevano per la seconda visione, sollecitando attenzione al rischio che le aziende a monte e a valle, specialmente quelle più piccole, finiscano per guadagnare più ricavi senza guadagnare più profitti.

La frase che hanno usato è stata “crescita dei ricavi senza crescita dei profitti”. Descrive un’azienda più impegnata di prima ma non più benestante, che vende più merci a prezzi che a malapena coprono i costi crescenti. Per un piccolo proprietario di fabbrica, è una situazione stressante: il portafoglio ordini sembra più pieno, il conto in banca no.

Ciò che accadrà dopo dipende in gran parte dalla stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e dal rafforzamento della domanda dei consumatori, sufficiente a permettere ai produttori di aumentare i propri prezzi. Fino ad allora, il divario a forbice resta un numero da tenere d’occhio, non perché sia drammatico, ma perché decide silenziosamente quali piccole imprese sopravvivranno all’anno.

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