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Un chip cinese per la guida autonoma raggiunge 200.000 unità con un design basato sui modelli

Per la redazione di HotNews3 min di letturaHOT
Un chip cinese per la guida autonoma raggiunge 200.000 unità con un design basato sui modelli

Una startup cinese poco conosciuta nel settore dei chip sta sostenendo con discrezione che il prossimo campo di battaglia competitivo nella guida assistita non sono i sensori o le mappe, ma il silicio che esegue il modello di intelligenza artificiale dell’auto. XHEART, nota in cinese come 新芯航途, ha presentato il suo processore di punta X7 Ultra e reso noto che la famiglia X7 è in produzione di massa da otto mesi e ha superato le 200.000 unità cumulative spedite.

L’azienda descrive la serie X7 come una capacità di calcolo progettata specificamente per modelli end-to-end di guida autonoma — l’approccio in cui un’unica grande rete neurale riceve input da telecamere e sensori e restituisce decisioni di guida, anziché una pila di regole scritte a mano. XHEART afferma che il chip è stato progettato in modo che sia il modello stesso, non la pipeline hardware, a fissare il limite delle prestazioni, e sostiene che il design può supportare i costruttori cinesi nel loro percorso verso la cosiddetta guida autonoma di livello 4.

Questa affermazione è importante perché l’industria automobilistica ha discusso per anni se a vincere all’interno del veicolo saranno processori grafici general-purpose o chip specifici per l’automotive. I chip generali sono flessibili ma energivori e costosi; il silicio personalizzato può essere ottimizzato per un carico di lavoro specifico ma rischia di diventare obsoleto se i modelli cambiano. La proposta di XHEART è che i modelli siano ormai sufficientemente stabili nella loro struttura di fondo da rendere sensato l’hardware dedicato.

L’evidenza commerciale è la parte più concreta della storia. L’azienda afferma che la famiglia X7 è già montata su 10 modelli di veicoli di serie in vendita, un passo significativo per un giovane fornitore che cerca di entrare in una catena di fornitura in cui i costruttori normalmente richiedono anni di validazione prima di impegnarsi su un nuovo componente.

XHEART è tutt’altro che sola. I costruttori cinesi e i loro fornitori hanno investito molto in chip interni o semi-personalizzati per la guida intelligente, parte di una spinta più ampia a localizzare le parti più preziose del veicolo elettrico e intelligente. Nvidia resta il nome di riferimento nel calcolo AI per l’automotive, e anche i produttori di chip affermati corteggiano i costruttori cinesi, quindi il traguardo delle 200.000 unità è un punto di partenza, non un vantaggio decisivo.

Anche i numeri vanno contestualizzati. Le cifre di spedizione per i chip automobilistici sono cumulative e legate a quante vetture produce un costruttore, quindi un fornitore può registrare un totale elevato pur avendo una quota di mercato ridotta. Ciò che conterà è se i design di XHEART continueranno a conquistare nuovi programmi di modelli man mano che i costruttori rinnovano le loro gamme, e se il supporto promesso per livelli superiori di automazione supererà i test su strada e la regolamentazione.

Per i lettori globali, la questione interessante è strutturale. Il mercato automobilistico cinese è il più grande del mondo e i suoi acquirenti hanno mostrato una forte propensione per le funzioni di guida assistita, il che offre ai fornitori nazionali di chip un ampio terreno di prova domestico. Se un design di chip basato sui modelli si dimostrerà più economico o più efficiente dal punto di vista energetico rispetto alle alternative general-purpose, ciò potrebbe influenzare il modo in cui i costruttori altrove specificano le loro piattaforme di calcolo di prossima generazione.

Per ora, la storia è quella di una giovane azienda che passa dai campioni al volume. Otto mesi, 200.000 unità e 10 modelli di auto sono un primo capitolo credibile; il prossimo sarà deciso da quante di quelle auto resteranno sulla strada con la funzione attiva, e da quanti nuovi modelli sceglieranno lo stesso silicio.

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