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Aden, nello Yemen, scossa da esplosioni mentre i mercati petroliferi si preparano all'impatto

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Aden, nello Yemen, scossa da esplosioni mentre i mercati petroliferi si preparano all'impatto

Esplosioni hanno risuonato in tutta Aden, la città portuale meridionale dello Yemen, nella tarda serata del 16 ottobre, con rapporti che indicano un attacco missilistico da parte delle forze Houthi. Le esplosioni sono avvenute mentre il gruppo allineato all’Iran affermava che una coalizione guidata dall’Arabia Saudita aveva effettuato più di cento attacchi aerei e missilistici in tutto lo Yemen nelle precedenti 24 ore, inclusi la capitale Sanaa e province come Hodeidah e Marib. Il gruppo ha dichiarato che tra le vittime vi erano anche civili, tra cui donne e bambini. Nessuna di queste affermazioni ha potuto essere verificata in modo indipendente.

Per gli investitori globali, la preoccupazione immediata non è il campo di battaglia ma il barile. Il Brent ha chiuso a 109,86 dollari al barile, in rialzo di 3,94 dollari, ovvero del 3,72%, secondo i dati sui futures. Il movimento riflette un mercato diventato sensibile a qualsiasi interruzione vicino alle rotte marittime del Medio Oriente, dove circa un quinto del petrolio mondiale passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Un singolo titolo su una città portuale o un oleodotto può ora muovere i prezzi in pochi minuti.

Il denaro speculativo segue la tendenza. I dati ICE hanno mostrato che nella settimana fino al 13 ottobre i gestori di fondi hanno aumentato le loro posizioni nette lunghe sul Brent di 31.977 contratti a 233.029, un massimo di quattro settimane. Anche le posizioni nette lunghe sullo zucchero sono salite a 60.755 contratti, un altro picco di quattro settimane, mentre le scommesse ribassiste sul cacao di Londra sono scese a 4.088 contratti, un minimo di quattro settimane. In altre parole, i fondi scommettono contemporaneamente su prezzi più alti per energia e materie prime agricole.

Una ragione per cui i mercati energetici sono così nervosi: il flusso stesso del petrolio. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che negli ultimi sette giorni gli Stati Uniti hanno contribuito a spostare più di 100 milioni di barili di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa cifra, qualunque sia il suo scopo strategico, ricorda quanto il commercio dipenda da un tratto d’acqua stretto tra il Golfo e l’oceano aperto. Qualsiasi minaccia a quella rotta tende a manifestarsi rapidamente nei noli e nei premi assicurativi prima di apparire nei prezzi al dettaglio.

Lontano dal Medio Oriente, il quadro finanziario più ampio sta anch’esso cambiando. Il Tesoro americano ha riferito che il deficit di bilancio federale per l’anno fiscale 2026 si è ampliato a 1,99 trilioni di dollari da 1,78 trilioni dell’anno precedente, il disavanzo più grande dal 2021 e il terzo più grande mai registrato. Le entrate hanno raggiunto un record di 5,40 trilioni di dollari, in aumento del 3%, ma la spesa è salita del 6% a un record di 7,40 trilioni di dollari. I soli costi degli interessi sono aumentati del 12% a un record di 1,36 trilioni di dollari, un promemoria che tassi più alti sono ora una voce pesante per i governi come per le famiglie.

In Asia, i mercati valutari e azionari sono stati più stabili. Lo yuan onshore ha chiuso a 6,6870 per dollaro nelle contrattazioni notturne a Pechino, in rialzo di 44 punti rispetto alla sessione precedente, con un volume di scambi di 33,9 miliardi di dollari. I futures sull’Hang Seng Index di Hong Kong hanno chiuso in calo dello 0,19% a 24.112, mentre i futures sull’Hang Seng Tech, a forte componente tecnologica, sono scesi dello 0,66% a 4.077. I contratti notturni sulle materie prime a Shanghai sono stati misti: l’oro è sceso marginalmente dello 0,02% a 899 yuan al grammo, l’argento è calato dello 0,39% e i futures sul petrolio greggio sono saliti del 2,32% a 740 yuan al barile.

Nel complesso, il quadro è quello di un mondo in cui la geopolitica e i bilanci pubblici si riflettono direttamente sui prezzi. Un lancio di missili nello Yemen può far salire il costo di un barile a Londra; un deficit in aumento a Washington può spingere al rialzo il rendimento di un titolo del Tesoro; uno yuan più forte può stabilizzare i costi di un importatore. Per i lettori lontani da tutti questi luoghi, il collegamento è semplice: le stesse forze che muovono gli schermi di trading raggiungono alla fine i distributori di benzina, le bollette della spesa e i tassi dei mutui. Ecco perché una notte di esplosioni ad Aden viene letta attentamente a Singapore, Londra e New York, non solo nella regione stessa.

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