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Il reboot di Resident Evil supera i 250 milioni con un eroe originale

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Il reboot di Resident Evil supera i 250 milioni con un eroe originale

Un nuovo film di Resident Evil ha superato i 250 milioni di dollari al botteghino globale meno di tre settimane dopo l’uscita, secondo le stime dei media stranieri. Il film, diretto da Zach Cregger, non racconta la trama di un videogioco né affida il ruolo principale a un eroe familiare. Segue invece un personaggio originale attraverso una città in crisi, e questa scelta sembra essere parte del suo fascino.

La storia è incentrata su Brian, un corriere medico interpretato da Austin Abrams. Arriva a Raccoon City — la città immaginaria del Midwest dove inizia la serie di videogiochi — proprio mentre un’epidemia trasforma le sue strade in un incubo. Brian non ha addestramento al combattimento né poteri speciali. È un fattorino che cerca di sopravvivere, il che spinge il film verso l’horror della persona comune piuttosto che l’azione da super-soldato.

Questo approccio lo distingue dagli adattamenti precedenti. I film precedenti di Resident Evil avevano costruito un franchise attorno a una singola eroina d’azione e ai suoi scontri sempre più intensi con i mostri di una corporazione. La versione di Cregger mantiene l’ambientazione e l’epidemia ma reimposta il punto di vista. Per il pubblico che non ha mai giocato ai videogiochi, Raccoon City funziona come una zona disastrata autosufficiente. Per i giocatori di lunga data, le location e le creature riconoscibili funzionano come easter egg piuttosto che come prerequisiti.

I numeri suggeriscono che la scommessa ha ripagato. Le testate straniere stimano il budget di produzione a circa 75-80 milioni di dollari, una cifra di fascia media per un film horror con effetti su larga scala. Il weekend di apertura nordamericano ha raggiunto circa 60,15 milioni di dollari, e il totale nazionale ha superato i 124,8 milioni. I mercati internazionali hanno aggiunto circa 120,5 milioni, portando la cifra mondiale oltre un quarto di miliardo di dollari.

L’horror è diventato uno dei generi più affidabili al botteghino negli ultimi anni, in parte perché i budget rimangono modesti rispetto ai potenziali incassi. Un film che costa meno di 100 milioni può diventare redditizio già con una forte apertura, prima che arrivino i ricavi della visione domestica e dello streaming. Resident Evil si adatta a questo schema: un marchio conosciuto, un regista in ascesa e un cast che porta avanti la storia senza richiedere un compenso a nove cifre.

Anche gli adattamenti dei videogiochi hanno cambiato strategia. Per anni, gli studios hanno cercato di comprimere una trama amata in due ore, spesso senza accontentare nessuno. I successi più recenti hanno preso la strada opposta — mantenendo il mondo, le regole e l’atmosfera, per poi scrivere nuovi personaggi che possono essere spaventati, feriti e cambiati. Questo dà libertà ai registi e offre agli spettatori una ragione per guardare anche se sanno già come finisce il videogioco.

I videogiochi di Resident Evil sono iniziati nel 1996 e sono diventati uno dei franchise horror più conosciuti del medium, con sequel, remake e film d’animazione. Ogni nuovo adattamento deve decidere quanto di quella storia portare con sé. Questo la mette in gran parte da parte, trattando il materiale originale come un’atmosfera e una mappa piuttosto che una sceneggiatura.

Se il film manterrà il suo slancio dipenderà dalle prossime settimane, quando la concorrenza per le sale si intensificherà. Ma l’andamento iniziale già fa un’affermazione chiara: negli adattamenti da videogioco a film, un volto nuovo in una città familiare può arrivare più lontano di uno famoso.

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