Il cartellino rosso di Wei Shihao riaccende il dibattito sugli abusi dei tifosi nel calcio cinese

Due episodi distinti nel calcio cinese di questa settimana hanno messo sotto i riflettori il lato oscuro dello sport: la disciplina dei giocatori in campo e il comportamento dei tifosi fuori. Il primo si è verificato durante un’amichevole tra la nazionale maschile cinese e il Tagikistan, quando l’attaccante Wei Shihao è stato espulso al 57° minuto per aver deliberatamente colpito un avversario con una gomitata. Già ammonito, è stato espulso dopo il secondo cartellino giallo, lasciando la sua squadra in inferiorità numerica e in svantaggio per 0-1.
Wei, un attaccante talentuoso ma irascibile, da tempo noto per lasciarsi sopraffare dalla rabbia, da anni divide l’opinione dei tifosi cinesi. I sostenitori sostengono che la sua aggressività sia parte di ciò che lo rende efficace; i critici dicono che costa ripetutamente alla sua squadra. Nel giro di poche ore, l’episodio ha dominato le discussioni su Zhihu, dove gli utenti hanno dibattuto se il cartellino rosso fosse un momento di frustrazione o un problema di disciplina più profondo che lo ha accompagnato per tutta la carriera.
Il tempismo è stato particolarmente doloroso. Un’amichevole dovrebbe servire come preparazione, non come occasione per perdere un giocatore a causa di un fallo inutile. Con la squadra già in difficoltà di forma, l’espulsione di Wei ha consegnato l’iniziativa al Tagikistan e ha lasciato gli allenatori di fronte alle solite domande se il solo talento sia sufficiente a livello internazionale.
La seconda storia è ancora più scomoda. Durante il torneo di tennistavolo WTT China Grand Slam del 6 ottobre, un gruppo di spettatori ha ripetutamente urlato insulti contro Wang Hao, ex stella olimpica del tennistavolo che ora lavora come allenatore. Un video diffuso online ha mostrato gli abusi, con alcuni tra il pubblico che scandivano anche il nome di un altro giocatore. Wang ha risposto chiamando la polizia e fotografando la scena come prova.
Più tardi quel giorno, la moglie di Wang ha pubblicato un video su Weibo con un messaggio pungente: ha detto di non riuscire a capire come lo sport competitivo fosse arrivato a questo. La clip cattura gli insulti, i cori e Wang che parla con il personale di sicurezza prima di andarsene. L’episodio ha riacceso una conversazione più ampia sul trattamento riservato ad atleti e allenatori da una minoranza rumorosa ma agguerrita di tifosi.
Negli ultimi anni, lo sport cinese ha visto crescere la preoccupazione per il cosiddetto comportamento da fan-circle importato dalla cultura dell’intrattenimento, dove i sostenitori formano schieramenti accaniti attorno a singole star e si scagliano contro rivali, allenatori o dirigenti. Il tennistavolo, uno degli sport più popolari del paese, è stato particolarmente colpito, con giocatori e allenatori occasionalmente vittime di molestie online e persino abusi nelle sedi.
Molti commentatori ora si chiedono se le persone che hanno urlato contro Wang possano essere ritenute responsabili, e cosa dovrebbero fare le sedi e gli organi di governo per proteggere i partecipanti. Alcuni hanno chiesto il divieto a vita; altri hanno sostenuto che una migliore gestione della folla e regole più chiare sono ormai inderogabili.
Presi insieme, i due episodi indicano un problema comune: la pentola a pressione che circonda lo sport cinese, dove ogni errore viene ingigantito e ogni figura pubblica è un bersaglio legittimo. Il cartellino rosso di Wei e il calvario di Wang possono sembrare scollegati, ma entrambi sollevano la stessa questione di rispetto: per gli avversari, per gli arbitri e per le persone che giocano e allenano.