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Una striscia di carta e la fotocamera dello smartphone riducono a 15 minuti i test sui pesticidi

Per la redazione di HotNews3 min di lettura
Una striscia di carta e la fotocamera dello smartphone riducono a 15 minuti i test sui pesticidi

Alle sei del mattino, in un campo di fagiolini sull’isola di Hainan, un agricoltore si trova davanti a una domanda che finora richiedeva le attrezzature di qualcun altro per avere risposta: questo raccolto è sicuro da vendere? Con il vecchio sistema la risposta arrivava da un laboratorio e richiedeva da uno a cinque giorni. Quando le carte erano pronte, le verdure erano più vecchie e il prezzo era cambiato.

Un team guidato da Wang Jing, professoressa dell’Istituto di normazione di qualità e tecnologia per i test sui prodotti agroalimentari dell’Accademia cinese delle scienze agrarie, ha sviluppato quella che definisce una tecnologia di test rapido intelligente multi-target adattata a frutta, verdura e tè. L’agricoltore appoggia una striscia reattiva sotto la fotocamera del telefono. In circa 5-15 minuti lo schermo riporta i risultati per un numero di residui di pesticidi compreso tra 6 e 36 in una sola volta.

La parola chiave nel nome è adattata. I test rapidi generici esistono da anni, ma tendono a essere tarati su una manciata di composti e su colture specifiche. Il lavoro dell’Accademia cinese delle scienze agrarie punta a superare lo scarto pratico che rende inaffidabili i test sul campo: una singola striscia che deve leggere correttamente verdure a foglia, frutta e tè, dove la chimica di fondo è molto diversa e può soffocare un segnale debole. Abbinare la striscia alla fotocamera di un telefono sposta inoltre la parte difficile dall’ottica al software, perché il telefono deve valutare il cambiamento di colore con qualunque luce abbia a disposizione chi lo usa.

Per i consumatori il cambiamento interessante non è solo la velocità, ma chi può permettersi di fare i test. Quando un risultato richiede un laboratorio, solo i grandi acquirenti e le autorità di controllo possono permettersi di verificare. Quando basta una striscia e un telefono, un coltivatore può decidere se raccogliere, un grossista può controllare un camion prima della partenza e un ispettore di mercato può prelevare campioni più spesso. Lo screening rapido non sostituisce l’analisi di laboratorio di conferma, e la tecnologia viene presentata come un filtro di primo livello, non come un verdetto legale.

La Cina ha forti ragioni per spingere questo tipo di strumento. Il Paese è il maggiore produttore mondiale di ortaggi e i suoi prodotti freschi viaggiano lungo catene di approvvigionamento lunghe e frammentate, con molte piccole aziende agricole. Il monitoraggio dei residui su questa scala è un problema di numeri prima ancora che di chimica: più campioni un sistema può permettersi di analizzare, più utile è il quadro che ne emerge.

La stessa logica vale altrove. Gli esportatori che vendono in mercati con limiti rigorosi sui residui affrontano la stessa attesa, e uno screening rapido prima della spedizione può evitare che un container venga respinto all’arrivo. Diversi Paesi hanno inasprito i livelli massimi di residui, il che aumenta il costo di una sorpresa dell’ultimo minuto.

La prossima questione è la validazione su larga scala. Una striscia che funziona in una dimostrazione deve ancora dimostrare il proprio valore attraverso stagioni, colture e operatori che non sono scienziati. Da seguire è se la tecnologia passerà dagli annunci della ricerca allo screening di routine nei mercati all’ingrosso e nei magazzini di confezionamento, e se il pannello di residui che copre continuerà ad ampliarsi man mano che le autorità aggiungono composti all’elenco.

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