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La dose quotidiana di ironia di Zhihu: perché i lettori cinesi amano l'assurdo

Per la redazione di HotNews3 min di lettura
La dose quotidiana di ironia di Zhihu: perché i lettori cinesi amano l'assurdo

Su Zhihu, una piattaforma di domande e risposte spesso descritta come la Quora cinese, una rubrica ricorrente ha poco a che fare con la competenza. Si chiama “Xia Che” — più o meno “chiacchiera casuale” — e raccoglie risposte brevi e incisive a spunti giocosi, servendole come un digest quotidiano. L’ultima edizione chiede ai lettori di condividere foto recenti, di nominare attori che non si erano mai accorti avessero interpretato due ruoli e di segnalare loghi sospettosamente simili. Le risposte non mirano tanto a essere giuste quanto a essere divertenti, e sono diventate un piccolo rituale quotidiano per un vasto pubblico.

Un utente, con il nickname Space Allergic Strain, ha offerto una foto scattata durante una TAC. La didascalia: “Ho starnutito durante la scansione e la mia anima ha lasciato il corpo”. Un altro, Lightcold Sun, ha fatto notare che l’attore Wang Hui, che interpreta il tredicesimo principe nel dramma storico “Yongzheng Dynasty”, appare anche nell’epopea bellica “Decisive Engagement” — dove, in un curioso ribaltamento di casting, il suo personaggio vuole spartire il paese con il quarto fratello. La battuta funziona perché premia gli spettatori che ricordano entrambi i ruoli.

Lo spunto sui loghi ha prodotto un confronto tra Luckin Coffee, la più grande catena di caffè cinese, e l’Università di Southampton. Visti fianco a fianco, i due marchi condividono una certa geometria blu e bianca difficile da non vedere. L’ultimo spunto, sullo stile di vita sfarzoso della famiglia Xu Jiayin, ha ricevuto una risposta di una sola parola: il nome stesso. È una battuta fulminante che dipende dalla conoscenza del contesto da parte dei lettori, e mostra come la rubrica possa passare dalla stupidità a una sorta di sospiro collettivo.

Ciò che rende efficace il formato è la sua economia. Non ci sono lunghe spiegazioni, né credenziali, né tentativi di essere esaustivi. Una sola riga, una foto, un nome: basta. L’umorismo è spesso autoderisorio e presuppone un lettore disposto a riempire i vuoti. In un ambiente mediatico affollato di opinioni taglienti e consigli seri, l’attrattiva di una risata veloce è facile da capire.

La rubrica funziona anche come spazio sociale a basso rischio. Gli utenti che non scriverebbero mai un lungo saggio lasciano una battuta, e il formato del digest dà a questi piccoli contributi un palcoscenico. Gli spunti sono abbastanza ampi che quasi chiunque può partecipare: una foto dal rullino, un aneddoto curioso, una coincidenza visiva. La barriera all’ingresso è quasi nulla, e la ricompensa è il piacere di essere visti e di ottenere una reazione.

Per gli osservatori esterni, il digest offre uno scorcio di ciò che gli utenti cinesi di internet trovano divertente quando non discutono di politica o prodotti. I riferimenti sono locali — un dramma della dinastia Qing, una catena di caffè, un magnate immobiliare — ma i piaceri di fondo sono familiari: la connessione inaspettata, l’understatement perfettamente calibrato, il riconoscimento condiviso di qualcosa di leggermente ridicolo. È un promemoria che molta cultura online non riguarda affatto l’informazione. Riguarda il passare il tempo insieme e il trovare l’assurdo nell’ordinario.

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