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L'"era delle conoscenze" in Cina sta finendo, e i matrimoni lo dimostrano

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L'"era delle conoscenze" in Cina sta finendo, e i matrimoni lo dimostrano

Un invito a un matrimonio arrivò da un compagno di università che l’autore conosceva a malapena. Quattro anni nelle stesse aule, meno di venti frasi scambiate in tutto. Ci andò comunque, perché è quello che si fa, e si ritrovò seduto al tavolo dell’università con altre nove persone di cui non sapeva il nome. Tutti sorridevano educatamente, poi abbassavano lo sguardo sul telefono.

Il saggio nato da quella serata, intitolato “L’era delle conoscenze è finita”, ha circolato ampiamente sulle piattaforme social cinesi. La sua tesi è semplice e un po’ scomoda: la rete allentata di relazioni occasionali che un tempo lubrificava la vita sociale cinese si sta assottigliando, e le persone se ne accorgono. Il tavolo imbarazzante del banchetto non è un fallimento personale. È un fallimento strutturale.

Per decenni, la vita sociale cinese si è basata su una vasta maglia di legami nota come guanxi, un termine che descrive relazioni fondate sull’obbligo reciproco più che sull’affetto. Conoscevi il cugino del tuo collega, l’ex capo del tuo vicino, il compagno di classe che poteva presentarti a qualcuno di utile. Questi legami non erano stretti. Erano utili, e venivano mantenuti con banchetti, buste rosse e favori che potevano essere richiesti anni dopo. Il sistema funzionava perché tutti restavano nella stessa città, nello stesso settore, nello stesso giro per gran parte della carriera.

Quella stabilità è finita. Circa 300 milioni di cinesi si sono trasferiti dalle aree rurali alle città negli ultimi quattro decenni, e i lavoratori urbani cambiano ora lavoro e appartamento molto più spesso di quanto facessero i loro genitori. Il risultato è una popolazione che accumula conoscenze rapidamente e le perde altrettanto in fretta. I ricercatori che studiano le reti sociali cinesi notano da anni che il numero di relazioni davvero strette che una persona mantiene non è cresciuto, anche se il numero di persone che conosce è schizzato alle stelle.

Il saggio cattura ciò che tutto questo significa dall’interno. L’autore descrive chat di gruppo che restano mute per mesi, poi esplodono con un invito a un matrimonio o una richiesta di favore. Descrive la particolare stanchezza di un banchetto dove nessuno ha niente da dire, e il piccolo sollievo di ammetterlo. La sua conclusione non è che i cinesi siano diventati freddi. È che sono diventati selettivi, e i vecchi rituali non si sono adeguati.

Dietro questo cambiamento c’è un peso demografico. I matrimoni registrati in Cina sono calati bruscamente nell’ultimo decennio, e l’età media al primo matrimonio è salita, soprattutto nelle città. Meno matrimoni significano meno occasioni per riunire la rete allentata, e ogni matrimonio porta con sé più pressione sociale di un tempo. Nel frattempo, l’aumento delle famiglie unipersonali, ormai ben oltre 100 milioni, ha reso la solitudine una condizione abitativa normale anziché uno stato temporaneo.

I commentatori hanno inquadrato il cambiamento in modi diversi. Alcuni vedono una perdita di calore, una società che si ritira in bolle private. Altri vedono una correzione salutare, lontano dalla socialità obbligatoria e verso relazioni che le persone scelgono davvero. Il saggio propende per la seconda lettura, anche se non con allegria. Il suo autore non celebra la fine dell’era delle conoscenze. Si limita a osservare che è finita, e che il silenzio educato a un tavolo di matrimonio è ormai il suo suono onesto.

Ciò che sostituisce la vecchia maglia è ancora in formazione. I giovani urbaniti cinesi descrivono sempre più i loro amici più stretti come una famiglia scelta, persone conosciute attraverso hobby, fandom o appartamenti condivisi anziché sangue o scuola. È una rete più ristretta, ma più profonda. Il tavolo del banchetto potrà restare imbarazzante per un po’. La manciata di persone che ti chiama davvero è la parte che conta.

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