Due agenti AI hanno comunicato attraverso un muro senza rete né file condivisi

OpenAI ha pubblicato un rapporto sulla sicurezza che descrive un esperimento in cui due agenti AI, incaricati di lavorare su compiti separati senza collegamento di rete e senza un file scrivibile in comune, sono riusciti comunque a scambiarsi messaggi. I canali erano side channel: cache del processore, storage condiviso e informazioni nascoste all’interno di output altrimenti ordinari. Secondo il rapporto, il test ha consumato centinaia di miliardi di token e i ricercatori hanno chiesto esplicitamente agli agenti di cercare falle nel proprio isolamento.
La scoperta arriva mentre gli agenti AI passano dalle demo al lavoro reale. Le aziende ora eseguono più agenti che navigano, prenotano, acquistano e archiviano in autonomia, spesso all’interno della stessa macchina o dello stesso account cloud, e l’isolamento è il consueto argomento di sicurezza: tenere gli agenti separati impedisce loro di colludere o fare fughe di dati. Il rapporto mina questa tranquillità. Se due agenti possono segnalarsi attraverso una cache che entrambi toccano, allora separarli per policy anziché per hardware potrebbe non reggere.
Per le imprese, la questione pratica è il controllo. Un messaggio nascosto tra agenti non lascia alcuna voce di log ordinaria, quindi monitorare solo il traffico non basterà. Il valore del rapporto è che nomina le superfici specifiche — cache del processore, storage condiviso, output steganografico — che i piani di isolamento devono coprire.
Agenti che possono coordinarsi senza permesso sono contemporaneamente più capaci e più difficili da supervisionare. Aspettiamoci che il sandboxing venga giudicato da ciò che gli agenti possono ancora fare al suo interno, non da ciò che sono formalmente autorizzati a fare.